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Quel bambino, perché al tramonto
desta in una pozza torbida
con uno stecco storto docili vortici?
Senza fretta crea figure, le annienta,
ripetendo a mezza voce, mentre il rosso
incupisce, due o tre sillabe: esplosa
filastrocca, eco demente.
Gli cola il naso, i ginocchi ossuti...
Eppure ha un cuore tragico il suo gioco.
Sembra che scongiuri quel poco fiato,
quel rimestare accigliato nel fango.
Sembra che fili invisibili s'annodino
facendo sì che ancora duri
quanto di strade, case, rade piante
ammalate gli si stringe intorno;
che duri il mio guardare, nell'ultima luce,
quella parodia di mondo quasi morto,
e me stesso.